ICO: di cosa si tratta e quali sono le Linee guida della FINMA




Uno degli aspetti più dibattuti delle criptovalute riguarda il loro collocamento sul mercato. Tale procedura prende il nome di Initial Coin Offering, ossia l’azione di generare e vendere agli investitori un nuovo token con l’obiettivo di finanziare idee e progetti imprenditoriali di diversa natura.


La Securities and Exchange Commission (SEC) ha descritto le ICO come una nuova forma di reperimento di capitali sul mercato e ha sottolineato che queste potrebbero essere «un valido strumento per le aziende, soprattutto quelle di piccole dimensioni, che intendono stimolare l’economia e la crescita, apportando supporto e capitale alle nuove idee».


Mentre nel 2017 le ICO erano considerate il fenomeno finanziario dell’ecosistema blockchain, raccogliendo sul mercato un totale di circa 18 miliardi di dollari, nel 2018 queste hanno subìto un rapido declino dovuto principalmente alla diffusione di vere e proprie truffe.

Uno dei provvedimenti più rilevanti sulle Initial Coin Offering, e che ha dato il via all'adozione di provvedimenti da parte di altri legislatori, è stato quello della SEC relativo al Report di investigazione n.81207 sulla vicenda The DAO. Il minuzioso lavoro svolto dalla SEC, circa la qualificazione di una fattispecie concreta come rientrante nella definizione di “contratto di investimento”, si basò su principi oggi conosciuti come “howey test” (adottati nella decisione della Corte Suprema statunitense del 1946 SEC v. W. J. Howey Co.). Nonostante ciò, la regolazione specifica dei singoli mercati in Europa è demandata alle singole agenzie nazionali, che non sempre hanno uniformemente interpretato il fenomeno.


Tra i primi Paesi che si sono interessati alla regolazione del fenomeno vi è sicuramente la Svizzera, che si è da sempre resa particolarmente attiva in tema di DLT. In ragione di ciò, dal 2018 la FINMA, autorità di supervisione finanziaria, si è posta l’obiettivo di delineare specifiche normative e una governance unitaria delle Initial Coin Offering. La CONSOB svizzera, infatti, ha stabilito il tipo di approccio da adottarsi con riferimento alle ICO. In particolare, essa, con la pubblicazione del documento, ha inteso creare trasparenza per tutti i soggetti che partecipano al mercato, indicando cosa sia necessario comunicare all'Autorità di vigilanza al fine di ottenere un parere sull'assoggettamento del soggetto promotore della ICO alle procedure di autorizzazione e vigilanza, in modo da poter considerare preventivamente l’insieme di adempimenti ed obblighi da rispettare. Come chiarito anche da altre Autorità, la FINMA ha sottolineato che non possono essere dettate delle regole generali, valide per qualsiasi ICO. Risulta, infatti, necessario valutare caso per caso in base alla concreta configurazione dell’operazione.


Il criterio distintivo principale è quello della funzione economica dei token e si basa su una tripartizione relativa alla tipologia di diritti che sono riconosciuti al titolare del token. A tal riguardo, la tripartizione comprende token di pagamento, utility token e token di investimento. L’Autorità di vigilanza rivolge più attenzione sull'ultima categoria, poiché essi si prestano a rappresentare un’azione, un’obbligazione o uno strumento finanziario.

Per quanto concerne l’applicazione della relativa normativa, la FINMA ha stabilito che è necessario ottenere la previa autorizzazione e sottoporsi alla vigilanza prudenziale nelle seguenti ipotesi:

  • quando i token sono assimilabili ai derivati finanziari,

  • quando, seppur non assimilabili ai derivati finanziari, vengano rilevati da terzi ed offerti stabilmente o su commissione sul mercato primario,

  • se il token conferisca dei diritti di rimborso del capitale investito, anche se ciò avvenga con capitale di terzi o con promesse di riacquisto con garanzia di rendimento.

Al di fuori di tali ipotesi, invece, una ICO non è assoggettata alla vigilanza prudenziale né richiede un’autorizzazione preventiva da parte della FINMA. Potrebbero, però, entrare in gioco altre normative, come l’obbligo di pubblicazione di un prospetto informativo o, nel caso in cui i mezzi ricevuti nell’ambito di una ICO siano gestiti da terzi, la legge sugli investimenti collettivi.


È chiaro che il presente articolo non ha pretese di esaustività, poiché il tema ICO, e il relativo mondo della blockchain, è in continua evoluzione. Come evidenziato dalle stesse autorità di controllo, proprio l’incertezza giuridica e la carenza di informazioni determinano un elevato rischio per gli investitori. L’approccio della Svizzera, invece, permette agli innovatori, alle startup e agli investitori che credono in queste opportunità di muoversi agilmente in un framework regolatorio chiaro e di lanciare i loro progetti nel rispetto delle leggi attuali.



Content: Angelica Bonsignore



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